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Gian Nava e il Giovannino d’Oro di Monza

Nel nostro fantastico gruppo tutti gli iscritti sono speciali, cuori grandi, persone che hanno sempre una parola, un sorriso per tutti.

Tra noi abbiamo delle persone che sono nate a Monza, altre che ci hanno abitato, altre che hanno amici di Monza, ed altre ancora che non vi sono mai state.


Poi abbiamo delle persone che … SONO Monza!


Tra queste, il nostro mitico Gian NAVA.
Chi ha avuto la fortuna di incontrarlo durante i nostri eventi sa di chi sto parlando 🙂
Stringergli la mano, abbracciarlo, guardalo negli occhi significa ricevere il calore del suo cuore. Non servono neppure le parole, Gian è una persona speciale, e te ne accorgi subito, appena lo incontri. Il suo bagaglio culturale, la sua ricchezza interiore, la sua conoscenza del mondo ti raggiungono ed illuminano come un lampo attraverso il suo sguardo.
Per chi come me crede che vi sia altro oltre allo stato fisico della presenza, che si possano percepire le energie delle persone, che si possa “sentire” il loro amore, ecco che per me Gian Nava è energia pura!
Difficile raccontare il Gian Nava professionista, scrittore, giornalista, fotografo, poeta, redattore e chissĂ  quanto altro ancora a me non noto … una persona che ha saputo senza dubbio mettere a disposizione degli altri e della comunitĂ  Monzese le sue capacitĂ .
A me basta osservarlo quando estrae la sua macchina fotografica, lo vedo dai suoi occhi che ha giĂ  deciso quale sarĂ  il suo scatto, la storia da raccontare!
Uno spettacolo, i suoi occhi scrutano nel futuro a cercare la storia che verrĂ .
Guardando quegli scatti, poi, ti rendi conto di quanto sia in grado di raccogliere istanti, emozioni, sguardi, racconti che altrimenti sarebbero andati persi.
Quella macchina fotografica che tiene in mano non è che uno strumento, un prolungamento dei suoi occhi, del suo corpo, della sua mente e del suo cuore ed, il risultato, pura magia.
Gian Nava ha un gruppo in FB che si chiama “Monza Curiosa” dove potrete cogliere tutte queste sfumature e vedere quanto lui e Monza siano in realtà una cosa sola. Storie, ricette, aneddoti poesie che ci aiutano a conoscere Monza, racconti di chi Monza l’ha scritta dalle pagine dei giornali, di chi Monza l’ha voluta scoprire, coccolare … dipingere con le parole.
Per questo come gruppo EasyMonza vorremmo che il Comune di Monza lo premiasse con il Giovannino D’Oro, una
“benemerenza civica istituita nel giorno dedicato alla festivitĂ  del Santo Patrono di Monza assegnato ogni anno ai monzesi che nel corso della loro vita hanno contribuito al bene, al progresso e alla notorietĂ  positiva della comunitĂ  in diversi ambiti, dal culturale, dall’economia alla ricerca, alle scienze, alle lettere, alle attivitĂ  sportive e nel campo del sociale con azioni concrete di carattere assistenziale e filantropico”
… praticamente come scrivere … Gian Nava !!!

Che dite, facciamo questo regalo a Monza?

Festa della Donna, quale veritĂ ?

Un post da leggere tutto di un fiato, cultura, storia e tradizione … grazie a Gian Nava … la tua presenza è fonte inesauribile per tutti gli amici di Monza e Brianza.

Come qualche volta accade ad eventi che per la loro rilevanza sono entrati a far parte della storia del costume di una societĂ , anche l’origine della festa della donna è circondata da un alone di mistero che la rende in qualche modo leggendaria.

Alcuni storici sostengono che possa risalire all’8 marzo del 1848, giorno in cui il re di Prussia, asserragliato nel suo palazzo e terrorizzato alla vista dei dimostranti inferociti, si affrettò ad elencare promesse su promesse (quasi tutte mai mantenute) come quella di concedere il diritto di voto alle donne.

Altri biografi riportano episodi di sangue nel tentativo di dare a quella celebrazione anche il crisma del martirio: l’8 marzo del 1908 una fabbrica di Washington Square, New York, avrebbe preso fuoco e sarebbero morte 129 operaie; oppure quello sciopero, organizzato sempre a New York nel marzo del 1857, durante il quale le donne che vi partecipavano furono brutalmente disperse dalla polizia. Ma recenti e approfondite ricerche hanno messo in chiaro che quegli episodi non sono avvenuti. E’ documentato invece l’episodio del 23 febbraio 1917 a San Pietroburgo: un grande corteo di donne si formò quasi spontaneamente e sfilò per le strade della grande cittĂ  russa. Erano madri, mogli e figlie delle migliaia di soldati impegnati nella prima guerra mondiale, che chiedevano a gran voce la fine delle violenze, il ritorno a casa dei loro uomini, la caduta della dittatura zarista.
Si potrĂ  obbiettare: ma cosa c’entra una manifestazione avvenuta un 23 febbraio con la festa dell’8 marzo? C’entra, perchĂ© in quell’epoca in Russia si adottava ancora il calendario “Giuliano” (elaborato da Giulio Cesare) che era sfalsato di tredici giorni rispetto al calendario “Gregoriano” (da papa Gregorio XIII), in uso fino dal 1582 in quasi tutto il mondo occidentale.

In Italia (come ci documenta il sito della (www.cgiltoscana.it) la festa ha un’origine ancora piĂą recente, che può essere datata all’8 marzo del 1945, quando un gruppo di donne appartenenti all’Udi (Unione donne italiane) si riunì a Roma per approvare un ordine del giorno mirato a: “…difendere il pane ai nostri figli, alle nostre famiglie e per difenderci dal freddo e dalla miseria…”. Sembrano parole pronunciate nella notte dei tempi, invece sono trascorsi poco piĂą di cinquant’anni.

Del resto la festa vera e propria fu organizzata solo l’anno successivo, dopo che a Londra si erano riunite le rappresentanti di venti nazioni per redigere la “Carta della donna” nella quale si chiedeva, fra l’altro: “…il diritto al lavoro in tutte le industrie, la paritĂ  salariale, la possibilitĂ  di accedere a posti direttivi e di partecipare alla vita politica nazionale e internazionale”.
E fu proprio in quel 1946 – il 2 giugno – che la donna italiana, per la prima volta nella storia, potĂ© partecipare in maniera attiva al governo del Paese, contribuendo con il proprio voto alla nascita della Repubblica.

Anche la tradizione di offrire alle festeggiate un rametto di mimosa è tipicamente italiana e – contrariamente a quanto si potrebbe pensare riallacciandosi al garofano rosso, che viene offerto il primo di maggio e che possiede una simbologia precisa – nacque per ragioni unicamente pratiche: perchĂ© quello è l’unico fiore – o perlomeno il piĂą comune (e quindi il meno caro) – che sboccia spontaneamente nel periodo invernale.
Resta comunque il fatto che sulla stampa statunitense fino al 1908 non c’è alcuna veritĂ  storica della misteriosa origine dell’8 marzo: l’incendio risulta mai accaduto. Alla stessa conclusione giungono Tilde Capomazza e Marisa Ombra nel loro “8 marzo – Storie, miti e riti della Giornata Internazionale della Donna”, frutto di meticolose e appassionate ricerche.

(link originale scritto da Gian Nava)


Donna Nava

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